Metodo Machineria
Storie che funzionano?
Noi di Machineria non partiamo dalle soluzioni, ma dai luoghi, dal patrimonio e dal senso di responsabilità delle istituzioni che se ne prendono cura. Opere, persone e idee sono le nostre materie prime, perché senza history non esistono stories.
Progettiamo sistemi di interpretazione, che per noi è una pratica responsabile di ascolto attivo.
Le narrazioni che ci piacciono non sono astratte, ma costruite per funzionare nel tempo, capaci di evolvere e di riconoscere i pubblici come parte attiva del processo culturale.
Analisi dei pubblici e dei contesti
Abbiamo raccolto anni di esperienza all’interno del sistema museale. Teoria e trincea al Mart, Fondazione Fitzcarraldo, Tate. Abbiamo imparato lì a porci una domanda: chi attraversa davvero questo luogo, e perché?
Analizziamo famiglie, docenti, visitatori occasionali, pubblici, non-pubblici, donatori di tempo. Le scelte giuste si riescono a fare solo dopo aver capito i bisogni delle comunità e delle istituzioni.
Dove l’abbiamo dimostrato: in montagna, in un gioco VR per il MUSE
Lettura interpretativa del patrimonio
Prima di raccontare, interpretiamo. Studiamo, e ci chiediamo quali narrazioni hanno senso, quali abilitano scoperte autonome, quali richiedono mediazione, chi rischia di restare escluso.
Siamo cresciuti strutturando le professionalità strategiche attorno a questa idea.
Non semplifichiamo. Non rendiamo “ingaggiante”. Non decoriamo. Non abbiamo smesso di scrivere.
Dove l’abbiamo dimostrato: al mare in una serie audio per Regione Puglia
Progettazione dell’esperienza e dei luoghi
A Machineria progettiamo esperienze a partire da luoghi reali: spazi fisici, flussi di visita, tempi di permanenza, relazioni tra le persone.
Anche i dispositivi mobili e le interazioni audio sono “luoghi da progettare”. Intatti i nostri ingegneri sviluppano anche app mobile per il settore bancario, e lavoriamo con sound designer di estrazione cinematografica.
È il lavoro, non i proclami, che include le persone e rompe le regole che non funzionano più.
Dove l’abbiamo dimostrato: al Palazzo Ducale di Mantova non abbiamo progettato una “Audioguida Kids”. Il fatto che ovunque ci siano “audioguide kids” non vuol dire che abbiano senso. Quello che serviva era un percorso famiglie: un'esperienza condivisa e polisensoriale.
Sviluppo
La tecnologia come conseguenza, non come premessa
Chatbot, webapp audio, giochi di carte, ambienti immersivi, film in VR, pannelli, libri.
Machineria governa la tecnologia, messa al servizio di Interpretazione e Place Design.
Le soluzioni collegate al contesto rispondono al mandato pubblico delle istituzioni, durano di più, costano meno nel tempo, funzionano meglio e ci divertono.
Dove l’abbiamo dimostrato: all’inaugurazione del Triennale Design Museum, dove siamo stati chiamati per smontare telefoni di Marco Zanuso.
Test, verifica, revisione
Un progetto non è finito quando viene rilasciato, ma quando funziona.
Siamo abituati a verificare interazioni e limiti, e a testare le esperienze con pubblici reali, operatori e staff interni.
Dove l’abbiamo dimostrato: per una webapp audio a Scuderie del Quirinale abbiamo studiato quali contenuti venivano ascoltati, in quali sale espositive, per quanto tempo. Le lezioni apprese fanno la differenza tra uno strumento che funziona nel tempo e uno che viene abbandonato.
Continuità istituzionale
Il nostro lavoro non è pensato per fare rumore nel breve periodo.
Machineria lavora al servizio delle istituzioni culturali, non della propria visibilità. Questo significa progettare soluzioni che possano essere mantenute, adattate e fatte evolvere senza dipendere da proclami o continue ri-narrazioni pubbliche.
Dove l’abbiamo dimostrato: Nel progetto PascoliAI, abbiamo scelto insieme a Casa Museo Pascoli di non trasformare il chatbot in un prodotto da promuovere online. Lo strumento è stato progettato per rafforzare l’identità e l’unicità del luogo, e per funzionare all’interno di un’esperienza didattica mediata dagli operatori - col nostro aiuto.
Il valore del progetto non sta nella sua esposizione pubblica, ma nella sua affidabilità come dispositivo educativo istituzionale.